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La collezione Turò
La Sicilia è una
terra in cui si coltivano e crescono prodotti di qualità,
tipici e genuini. Una terra che ha il fuoco dentro,
ricca di minerali affiorati dalle viscere della terra
in antiche eruzioni. Un susseguirsi di colline accarezzate
da una brezza marina dà un giusto e particolare
calore ai raggi solari, che portano una temperatura
ed un habitat ideale per ogni forma di vita. Riscaldate
anche durante la notte da quelle piccole stufe che sono
i sassi. La luce e i colori hanno un particolare splendore
che rende suggestivo l'ambiente. Chi vive a contatto
con la natura sa che essa ha un'anima, che i luoghi
sono abitati da un particolare spirito ed è proprio
questa combinazione che rende unico l’ambiente
e tutte le forme di vita che con esso vivono in simbiosi.
La vite e il suo vino risentono dell'ambiente, delle
vibrazioni, della luce, dei suoni, dei colori, della
temperatura: il vino è un prodotto vivo che respira.
La nostra è un'azienda che si prefigge di restituire
il giusto valore alle laboriose e pregiate produzioni
locali. In un bicchiere di vino siciliano troverete
il fuoco della terra in cui è stato coltivato,
ricco di particolari minerali che solo il crogiuolo
di una terra vulcanica ha potuto miscelare, che trasmette
lo spirito di un’isola unica nel mondo.
STORIA DEL VINO
La vite è senza dubbio una delle
piante che per prime comparvero sulla terra. Reperti
fossili rinvenuti in molti paesi europei, confermano
la sua esistenza già 50 milioni di anni fa. Con
il periodo della glaciazione, però, queste piante
scomparvero quasi del tutto dal continente europeo e
riuscirono a sopravvivere nelle zone pedemontane a sud
delle Alpi, nelle isole mediterranee, in Medio Oriente,
nel Caucaso e in Iran. La vite più antica apparsa
sulla terra fu la cosiddetta “vitis silvestris”
o selvatica, successivamente, invece, apparve la “vitis
vinifera sativa”, coltivabile dall’uomo
e dai cui frutti deriva il vino.
Molti indicano la Mesopotamia quale
culla in cui per la prima volta vide la luce il vino,
prodotto dai semiti. Grazie alla loro, più tardi
la coltura della vite si diffuse a sud del Mar Caspio,
in Siria, in Asia Minore e in Grecia. Un’espansione
alla quale concorsero i Fenici con i loro scambi commerciali
e più tardi gli stessi Greci, che portarono la
vite in Francia intorno al 600 a.C. e in Italia, anche
se secondo altri studiosi la viticoltura sarebbe stata
introdotta nella penisola italica dagli Etruschi, popolazione
proveniente proprio dall’Asia Minore. I Romani,
dal canto loro, furono gli inventori dell’innesto,
e contribuirono a diffondere la vite e il vino oltre
i loro confini originari - portandoli addirittura in
Danimarca e Scandinavia - e poi nel mondo bizantino.
Plinio il Vecchio, nella sua Naturalis Historia, per
la prima volta stila una classifica dei cru e individua
80 zone di elezione e 185 tipologie di vino. Già
da vino è divenuto un tema letterario: nella
letteratura latina sono frequenti i temi bacchici ed
è Orazio che nel I secolo a.C. disegna la prima
figura di ubriacone, simbolo della nuova tipologia di
consumatore indotra dall’allargamento dei consumi.
Che durante l’Impero toccarono a Roma 200 litri
annui pro capite.
Con le invasioni barbariche la viticoltura
riuscì a sopravvivere solo in quelle vallate
e campagne non toccate dalle guerre, grazie soprattutto
all’opera degli ordini monastici, Benedettini
e Cluniacensi, che trascrissero e divulgarono le opere
agrarie e assicurarono il vino al culto cristiano e
alle loro necessità di consumo. Nel MedioEvo
l’affermarsi dei Comuni e delle Repubbliche Marinare
riattiva molti commerci tra i quali quello del vino.
Un commercio esercitato soprattutto dalla repubblica
di Venezia nel cui porto, intorno alla fine del 1300
venivano sbarcate dalle 4mila alle 5mila botti all’anno
di vini greci e del medio oriente.
Col passare dei secoli la coltura e
l’uso del vino si diffusero sempre più:
nel Settecento vengono scritti trattati e nascono accademie
di agricoltura e scuole di tecnica agraria. Ovunque
si incrementò la coltivazione di vitigni di pregio,
soprattutto per migliorare la qualità di vino
da esportare. Mentre i progressi della chimica e della
scienza in genere favorirono gli enologi, interessati
soprattutto al processo di fermentazione dei mosti.
Nella seconda metà del XIX secolo, la viticoltura
subì una radicale trasformazione a causa soprattutto
dei malattie che si abbatterono sui vigneti europei:
l’Oidio nel 1850, la Peronospora e la Fillossera
nel 1870. Quest’ultima colpisce soprattutto i
vitigni francesi ed è grazie all’opera
del professor Planchon di Montpellier che la situazione
si risolve: quest’ultimo individua le origini
americane della fillossera e scopre che le viti americane
hanno sviluppato una particolare resistenza al parassita.
Da qui nasce la tecnica di innesto delle viti europee
su piede americano che risulta decisiva per debellare
il flagello. Da quel momento, però, al geografia
del vigneto europeo cambia completamente: nelle zone
meno vocate la viticoltura scompare, mentre il resto
degli impianti è completamente rinnovato, modificando
completamente di conseguenza il gusto del vino prodotto
che ritroviamo poi oggi. |
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Ovu d`un`ura, pani d`un jornu e vinu d`un annu `un ficiru
mai dannu
(Uovo di un ora, pane di un giorno e vino di un
anno non hanno fatto mai male)
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La Collezione Turò
Vini
rossi
Sono ricavati da uve a bacca rossa, alle quali in alcuni
casi vengono aggiunte piccole quantità di uva
bianca.
Le uve sono dapprima diraspate, ovvero viene tolto il
graspo (la parte legnosa del grappolo), indi pressate.
Le vinacce (così sono chiamate le bucce) rimangono
a contatto con il mosto durante il processo di fermentazione
alcolica, per un periodo che può variare da pochi
giorni (per
vini da bere giovani) a due settimane o più per
vini "importanti": il contatto più
prolungato con le vinacce aumenta la cessione
dei tannini necessari al buon invecchiamento del vino.
La buccia contiene inoltre altre sostanze che determinano
la densità (il corpo) il colore e parte dei profumi
del vino; questi ultimi sono sensibili al calore, per
cui in qualche caso il processo di fermentazione avviene
in contenitori nei quali si può regolare la temperatura,
refrigerando il mosto in fermentazione.
Terminato questo processo le bucce vengono separate
dal mosto, che viene filtrato e travasato in recipienti
che possono essere in acciaio o in legno, nei quali
dopo la fermentazione alcolica segue la fermentazione
malolattica.
A questo punto il vino è travasato per una ulteriore
maturazione in acciaio o in legno; per molti vini a
D.O.C. (denominazione di origine controllata) i disciplinari
di produzione regolano i tempi di maturazione e la natura
dei contenitori.
Da alcuni anni è venuto in voga soprattutto per
i rossi, con risultati talvolta eccellenti, un periodo
di affinamento in piccoli fusti di rovere (barriques)
che conferisce al prodotto particolari ed intensi aromi
di legno e di spezie.
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