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Uno sguardo
alla Sicilia attraverso gli occhi
di Guy de Maupassant.
Da due prospettive la Sicilia dovrebbe attrarre il
viaggiatore, giacché le sue bellezze naturali
e quelle artistiche sono davvero ragguardevoli e singolari.
E’ l’Isola che accende, ogni sera, sopra
il mare, la lampara terribile dell’Etna. Ma quel
che ne fa una terra essenziale a vedersi e unica al
mondo è anzitutto il suo apparire, da un capo
all’altro, come un curioso e divino museo di architetture.
Quando si sono visti questi monumenti che, pur appartenenti
a epoche e origini diverse, possiedono un medesimo carattere,
una natura identica, si può dire che non sono
né gotici, né arabi, né bizantini,
ma siciliani; si può affermare che esiste un’arte
siciliana, uno stile siciliano, sempre riconoscibile,
che fra gli stili dell’architettura è certo
il più attraente, il più vario, il più
colorato, il più ricco d’inventiva. E’
ugualmente in Sicilia che si scorgono i modelli più
grandiosi e compiuti dell’antica architettura
greca, in seno a paesaggi indicibilmente belli.
La Sicilia ha avuto la fortuna d’essere
stata posseduta, volta a volta, da popoli fecondi, venuti
ora dal Nord ora dal Sud, i quali hanno costellato
il suo territorio d’opere infinitamente varie,
in cui convergono, in modo seducente e inatteso, gli
influssi più distanti. Ne è nata un’arte
speciale, sconosciuta altrove, in cui domina certo l’influenza
araba, incalzata dai ricordi greci e perfino egizi,
in cui la severità dello stile gotico, introdotto
dai Normanni, viene mitigata dalla scienza mirabile
della decorazione bizantina.
Un desiderio agitava la mia mente il giorno dell’arrivo.
Volevo vedere la cappella Palatina, che mi avevano descritto
come meraviglia delle meraviglie. La cappella Palatina,
la più bella che esista al mondo, il più
stupendo gioiello religioso vagheggiato dal pensiero
umano ed eseguito da mani d’artista… Quando
si entra nella cappella, si rimane dapprima incantati
come davanti a un fatto sorprendente di cui si avverte
la grandiosità prima ancora d’averla compresa.
La bellezza colorata e calma, penetrante e irresistibile
di questa piccola chiesa che è il capolavoro
più grande che si possa immaginare, vi lascia
smarriti davanti a quei muri coperti di immensi mosaici
a fondo d’oro, carezzati da un chiarore dolce
che illumina l’intero monumento d’una luce
tenue, conducendo tosto il pensiero in paesaggi biblici
e divini in cui si vedono, ritti in un cielo di fuoco,
tutti coloro che furono partecipi alla vicenda dell’Uomo-Dio.
A rendere così intensa l’impressione prodotta
dai monumenti siciliani è il fatto che, alla
prima occhiata, commuove di più l’arte
della decorazione che non quella dell’architettura,
giacché l’armonia delle linee e delle proporzioni
non è che una cornice all’armonia delle
sfumature.
Il mosaico che occupa il fondo della cappella laterale
di sinistra è un quadro commovente. Esso raffigura
San Giovanni che predica nel deserto. L’apostolo
reca accanto alcune persone. Dietro di lui, il deserto
e, proprio in fondo, delle montagne tenuamente blu,
di quelle dalle linee dolci e perse nella bruma che
ben conoscono tutti coloro che traversano l’Oriente.
Al di sopra del Santo, attorno a lui e dietro, un cielo
d’oro, un vero cielo da miracoli, in cui pare
di avvertire l’alito di Dio. segue......
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