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NASCE A MILANO IL SOLCO DEL PASSATO, UN LUOGO DOVE SCOPRIRE LA SICILIA DI ARTE E SAPORI CHE NON AVETE ANCORA CONOSCIUTO.

Se siete interessati ad acquistare i prodotti esposti in questa vetrina virtuale, inviateci una vostra richiesta, la inoltreremo noi stessi ai diversi produttori.

La novità

Oggi per un numero sempre crescente di piccole imprese siciliane si presenta la possibilità di vendere fuori dal territorio i propri prodotti e servizi. Le maggiori difficoltà nascono dal fatto che qualsiasi operazione di vendita in un paese lontano comporta una varietà di problematiche che non sono solo di natura commerciale, ma anche distributiva, di organizzazione, di visibilità del prodotto e conoscenza dello stesso. Questa vetrina aperta sulla Sicilia, consultabile gratuitamente on line, indicherà agli operatori le tappe fondamentali per proiettarsi sui mercati nazionale ma anche internazionali, permettendogli di avere a disposizione uno strumento necessario per affrontare in modo razionale, organico ed efficace una giusta operazione di export, senza passare dalle strettoie dei pagamenti on line di cui ancora pochi si fidano e al riparo da sorprese di clienti inesistenti con tutti i rischi che ne conseguono.

Il Solco del passato nasce da un profondo amore verso tutto ciò che è artigianato siciliano, rispecchiando una storia e un modo di essere che diventa anche modo di far cultura, e che esprime la sicilianità di un popolo di cui, con orgoglio, facciamo parte. Sulla base di questi presupposti abbiamo creato uno show room a Milano per la promozione in tutto il nord Italia di prodotti tipici siciliani, sapori e arte rari, difficilmente reperibili e spesso totalmente sconosciuti ai più. Un lavoro di ricerca capillare guidato dal buon gusto, quello del palato e quello della vista, dall’amore di chi è nato in Sicilia e dalla convinzione che questi autentici tesori dell’artigianato isolano, meritino di essere apprezzati ben oltre il luogo di origine, sia che si tratti di gastronomia sopraffina, sia di arte unica nel suo genere. Stiamo parlando di vini, formaggi, salumi e dolci, ma anche di ceramiche e merletti o altre ghiottonerie per gli occhi e per il palato di un pubblico attento e sensibile, amante e conoscitore del buono e del bello, in ogni sua forma. Ecco allora il salame al pistacchio, zona di eccellenza di questo frutto di origine mediorientale, i dolcetti di Agira realizzati ancora oggi a mano, secondo antiche ricette, nell’omonimo paesino medioevale, il formaggio Piangentinu allo zafferano originale dell’Ennese magari servito in tavola con le gelatine di frutta o di uve come il nero d'Avola o la gelatina di Cerasuolo oppure di Brunello ed altri ancora come quelli prodotti da aziende importanti come "Le dolcezze di Rumia" e "Terra Madre" con tutta la gamma di marmellate, formaggi, conserve, etc. e naturalmente il vino, qui più che mai nettare degli Dei. Impossibile infatti definire altrimenti il Nero d’Avola o il raffinato Rampuzzi della Cantina Torrearsa o i vini della recente ma ottima Cantina Alcesti, ultima arrivata, ma solo in ordine di tempo, con il suo Ninfea, premiato all'ultimo Vinitaly di Verona e la cantina Aremi o meglio L'Oro di Sicilia, così si definiscono questi spettacolari vini barricati. Ma la Sicilia non è meravigliosa solo a tavola, accanto alla gastronomia si affiancano le ceramiche di Santo Stefano e Caltagirone, e altre irrinunciabili meraviglie dell’artigianato locale, quali merletti, pizzi, vetrate artistiche, tappeti, e poi c'è la pasta Ceccato, trafilata al bronzo come si faceva una volta ecc. Naturalmente, come ogni tesoro che si rispetti, si tratta di produzioni quantitativamente limitate, spesso estremamente circoscritte dal punto di viste geografico, vuoi per particolari condizioni climatiche che le hanno rese possibili, e vuoi per ragioni di carattere storico. Un know-how antico spesso frutto di tradizioni tramandate di generazione in generazione lentamente, senza chiasso e ora trasformato nella ricerca di un valore aggiunto, solo apparentemente superfluo, di leggiadria e di ricreazione.

  Leggende di Sicilia - Ecco com'è nata la Sicilia...(?)

Inizio il mio primo racconto con la descrizione, ovviamente non storica, di come si è venuta a formare la Sicilia.
A noi non interessa cercare il pelo nell'uovo e constatare che quello che si racconta corrisponda a realtà, a noi interessa solamente rilassarci, sentire il profumo del mare e del gelsomino che in estate inebria i sensi, ed ascoltare una bella storia che ci fa sognare....Ovviamente , secondo i siciliani, il nome Sicilia non deriva dall'unione delle due voci greche sik (fico) ed elaia (ulivo), che starebbe a significare la fertilità della terra siciliana. Non deriva neanche dalla voce italica sica (falce) e dal popolo dei siculi che l'abitarono...assolutamente noooooo...prende il nome da una bellissima principessa di nome Sicilia  (chissà  perché sono sempre tutte belle)  il cui destino inizialmente non fu molto clemente con lei.
Per scongiurare il pericolo che la povera giovane potesse finire nelle fauci dell'ingordo Greco-levante, che le sarebbe apparso per divorarla sotto le mostruose forme di un gatto 'manlinone'  (non so cosa vuol dire sta parola però si dice così),  non appena compì quindici anni (così voleva il destino) il padre e la madre la misero in una barchetta in balia delle onde.
Dopo tre mesi, quando ormai la povera Sicilia aveva raggiunto la taglia 36 e con le doppie punte bruciate dal sole, finite le provviste credeva di dover morire di fame , la barchetta si arenò su una spiaggia meravigliosa, piena di fiori e di frutti, ma assolutamente deserta e solitaria.
Quando la giovinetta ebbe pianto tutte le sue lacrime, ecco improvvisamente spuntare accanto a lei un bellissimo giovane (tutte le fortune capitano a loro, non solo principesse, pure il bel giovane...), che la confortò e le offrì amore. Le raccontò che tutti gli abitanti erano morti a causa di una peste, e che il destino voleva che fossero proprio loro a ripopolare quella terra con una razza forte e gentile (vedi che scuse inventavano prima gli uomini per provarci con una donna), per cui l'isola si sarebbe chiamata col nome della donna che l'avrebbe ripopolata.
La terra infatti si chiamò Sicilia, e la nuova gente crebbe forte e gentile, e si sparse per le coste e per i monti.
Pensate che questa storia non possa essere vera?
Ovviamente è verissima!
Inoltre, le montagne, i fiumi, i laghi della Sicilia non derivano da fenomeni carsici, da sedimentazioni, da corrugamenti…da fenomeni geologici vari, ma dalla storia meravigliosa e delicata che segue...

I tre promontori, che danno alla Sicilia il suo tipico aspetto triangolare, sarebbero il frutto della fantasia di tre ninfe, che giravano per mari e per terre prendendo dalle parti più fertili del mondo un pugno di sabbia mescolata con sassolini.
Le tre bellissime fanciulle, sotto il cielo più limpido ed azzurro del mondo, da tre punti diversi gettarono il loro pugnetto di terra nel mare, e vi lasciarono cadere i fiori e i frutti che conservavano nelle vesti e tra veli che le ricoprivano.
Il mare, al loro apparire, si vestì di tutte le luci dell'arcobaleno, e rise nelle sue grazie leggiadre ed infinite; e a poco a poco si solidificò, e dalle onde emerse una terra variopinta e profumata, ricca di tutte le seduzioni della natura.
I tre vertici del triangolo, dove le tre ninfe avevano iniziato la loro danza, divennero i tre promontori estremi della nuova isola, che poi i geografi avrebbero chiamato Trinacria, cioè la terra dalle tre punte (fonte della leggenda: Santi Correnti).
Come non credere a questa storia?
Sicuramente è meno noiosa di un testo di geologia, e soprattutto si ricorda con più facilità.
Buona giornata a chi sogna ancora ad occhi aperti.
Cabubi.
Di Alessandra Cancarè
http://dovevisseroglidei.blogspot.com/

 


    

Satiro


L’Italia senza la Sicilia
non suscita nello spirito
immagine alcuna:
in questo paese si trova
la chiave di ogni cosa...
(J.W.Goethe)