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Nonostante l’integrazione del modo di vivere e quindi del costume, nel progressivo appiattimento generalizzato, folklore e artigianato siciliani rimangono una nota determinante per la conoscenza dell'Isola e dei suoi abitanti. Sopravvive ancora nella vita del popolo siciliano un peculiare folklore che, attraverso espressioni molteplici, riecheggia le mescolanze dei popoli e gli incroci delle razze. Il continuo inserimento di nuove civiltà ha creato il sedimento stratificato delle credenze popolari, dei riti, dei modi di essere, dei canti popolari tramandati oralmente e del patrimonio che occorre ricercare come testimonianza della espressione popolare siciliana, diversificata secondo i territori. È un folklore di suoni, di colori, di canti; è la Sicilia che esplode, che palpita, che canta; è la terra delle serenate, delle nenie, delle leggende sacre.

I canti popolari sbocciano dalla mirabile fusione dell’arte con la natura, dal cuore e dalla fantasia di gente umile e sincera, semplice come gli strumenti che i siciliani adoperano per accompagnare il canto. Il "marranzano" (che Quasimodo amò chiamare scacciapensieri), ricavato da un pezzo di acciaio ritorto e la "quartara", recipiente di terracotta che produce, soffiandoci dentro, un caratteristico suono, sono gli strumenti che meglio ricordano a un turista i suggestivi suoni della Sicilia.Anche il turista più frettoloso scoprirà facilmente le manifestazioni del folklore siciliano, sia osservando la vita popolare nelle sue espressioni usuali, sia soffermandosi sul significato, oltre che sugli aspetti delle feste tradizionali, altrettanto numerose che espressive e colorite. In ogni centro abitato c’è un modo di solennizzare le festività locali e sono i simboli a polarizzare il sentimento religioso popolare: candelore, carri allegorici, statue sacre di arte popolaresca di cui non si rintracciano gli autori rimasti in gran parte ignoti. Ad Agrigento, la primavera siciliana viene aperta, nella prima decade di febbraio, dalla tradizionale "Sagra del Mandorlo in Fiore" che, ispirandosi alla precoce fioritura dei mandorli, celebra l'incontro della Fiaccolata dell'Amicizia con i complessi folkloristici provenienti da vari continenti. Le celebrazioni della Settimana Santa costituiscono una rappresentazione sacra, il cui carattere essenziale è dato dalla coralità con cui viene vissuta e condotta. È una sintesi di un rito.
Particolare rilievo assumono quelle che si celebrano a Caltanissetta, Partanna, Contessa Entellina, Trapani, Marsala, Acireale e Ragusa. Oltre a quelle della Settimana Santa vi sono molte altre manifestazioni; di rara suggestione sono le celebrazioni dell’Epifania e della Pasqua a Piana degli Albanesi (Pa) secondo il tradizionale rito bizantino. I riti greci legati alla Settimana Santa hanno conservato il loro fascino all'interno della Piana degli Albanesi, nel palermitano, dove si ritrovano cinque delle otto comunità albanesi presenti nell'Isola. Qui resiste un clima di convivenza civile tra due diverse etnie, anche se la minaccia economico-sociale del sistema capitalista è sempre evidente. I riti pasquali di questa comunità iniziano con il canto "lazeri", intonato dai giovani la settimana precedente quella di Pasqua per commemorare la resurrezione di Lazzaro; per l'occasione i giovani sono accompagnati dal sacerdote, il "papas". La Domenica delle Palme si rievoca l'entrata di Cristo a Gerusalemme attraverso la processione del vescovo che cavalca un asino e che ha le mani occupate con un crocifisso e una piccola palma. Il momento più atteso dai fedeli è il lavaggio dei piedi attuato il giovedì santo, quando il sacerdote che impersona San Pietro accetta di farsi lavare interamente dal vescovo. Il momento migliore per ascoltare i canti tipici è il venerdì santo, quando si intonano i passi evangelici che narrano la passione e la morte del Cristo, eseguiti durante la mattinata; il pomeriggio si ha invece il corteo dell'immagine del Cristo, preceduta dal Crocefisso deposto in un'urna ricca di fiori e incenso e accompagnata dai fedeli e dai canti funebri eseguiti dal sacerdote. Il giorno del sabato santo è caratterizzato dai battesimi per immersione, dalla liturgia di S. Basilio, dal salmo della resurrezione, cantato, e dai sacerdoti che indossano la veste bianca che sostituisce il lutto. Il giorno di Pasqua, nella Cattedrale di San Demetrio, si ha la preparazione della "mensa", che riunisce tutti i fedeli.Tra le feste religiose dei Santi patroni una delle più note è quella che si celebra a Palermo in onore di Santa Rosalia, il cosiddetto "Festino" che vanta una tradizione secolare di ricchezza a festosità spagnolesca. I festeggiamenti durano più giorni, con una serie di manifestazioni tra cui la sfilata del monumentale carro di modello settecentesco trainato dai buoi, e culminano con fuochi d’artificio.
Nel folklore di Catania, il primo posto spetta alla Festa di S. Agata. Le "cannelore" (candelore) costituiscono l’elemento più pittoresco e interessante: si tratta di costruzioni di legno, dipinte a traforate, che vengono sorrette a spalla e portate in processione. Nelle "cannelore" sopravvive il ricordo di quelle gloriose corporazioni che, nate con il sorgere delle libertà comunali, formarono le arti delle città italiane.

Tra le sagre tradizionali si ricordano quelle che si svolgono a Castelbuono (sagra delle ciliegie); Polizzi Generosa (sagra delle nocciole); Gangi (sagra della spiga) e Balestrate (sagra dell’uva). Nel mese di maggio, sulle rive del Lago di Pergusa, si celebra la Sagra del Lago con feste religiose, giochi e attrazioni, raduni folkloristici e fuochi d’artificio in mezzo al lago. Raramente come in Sicilia il folklore e l’artigianato sono stati e rimangono in stretto rapporto reciproco. L’artigianato siciliano risente delle influenze che i Greci, gli Arabi, i Normanni e gli Aragonesi esercitarono sulla civiltà e la vita dell’Isola.Una grande raccolta dedicata alle tradizioni popolari siciliane, il Museo Pitrè di Palermo, consente di abbracciare in una sintesi vasta tutto ciò che di essenziale è sbocciato nell’anima popolare degli isolani.Tipica espressione di folklore siciliano è il Teatro di Pupi dove l’epopea cavalleresca, portata dai conquistatori normanni, continua a vivere nei Pupi che evocano le gesta dei paladini di Francia, simboli di ardimento, amore e forza. Le marionette divennero in Sicilia, a Catania e a Palermo, un efficace mezzo di comunicazione teatrale negli anni Trenta del secolo scorso. Furono importati dal napoletano dove erano arrivati nel Seicento dalla Spagna. Le avventure dei paladini di Francia furono tratte dalle opere cavalleresche; ci si ispirò alla storia di Orlando, Carlo Magno, Angelica e Rinaldo.
Un simbolo dell’arte artigianale e folkloristica può essere considerato il "carretto siciliano", sulle cui fiancate si dipingevano le gesta dei paladini, la vita dei Santi e imprese eroiche di personaggi storici. La sua origine non è esattamente accertata, all’inizio dell'Ottocento era un mezzo di trasporto, poi si assolse anche a funzioni di rappresentanza e di prestigio del proprietario. I carretti di Aci Sant’Antonio (Ct), di Bagheria (Pa), di Vittoria (Rg), lasciano dedurre influenze di arte popolare che arriva fino agli Arabi. I carri tuttora esistenti, riccamente addobbati, vengono portati in giro per le grandi feste religiose e manifestazioni. In Sicilia il linguaggio dell’arte popolare ha proiettato fino ai nostri giorni la sua attualità attraverso riminiscenze culturali di un mondo ancora esistente: l’arte ceramistica, tessile, dolciaria. L’arte ceramistica conserva ancora oggi buone tradizioni. Nella provincia di Palermo si sviluppa a Collesano dove le fornaci sono attive sin dal XVI sec. e producono le caratteristiche borracce invetriate a forma di ciambelle, acquasantiere e lucerne a figura umana che riproducono i ricchi abbigliamenti delle dame del Settecento; nella provincia di Messina a S. Stefano di Camastra; nella provincia di Catania a Caltagirone con fiorenti scuole note fin dall’antichità; nella provincia di Trapani a Castelvetrano con vasi e piatti in terracotta artisticamente colorati. Vitali in diversi centri della provincia di Palermo, e soprattutto nei paesi montani delle Madonie, si mantengono alcune attività tessili, specialmente la tessitura a telaio a mano. Molto fiorente il ricamo a rilievo con apparenze di antico broccato, nonché del ricamo in oro che rende preziosi e famosi i costumi religiosi di Piana degli Albanesi. Petralia Soprana e Petralia Sottana detengono il primato nella lavorazione dei tappeti lavorati alla maniera arcaica, secondo motivi originariamente legati a modelli bizantini e arabi. Un’altra delle tradizioni artigianali siciliane molto nota è la gastronomia, diversa da una zona all’altra che risente delle influenze dei popoli che, in tempi passati, ebbero qui i loro insediamenti.Per concludere il quadro dell’artigianato è bene ricordare anche i maestri dolciari, artefici dei famosi Pupi di Zucchero, confezionati con zucchero schiarito e dipinto, dei Frutti di Martorana, un impasto di mandorle tritate e zucchero plasmato a somiglianza di frutta e dipinti nei colori della frutta stessa, la famosa Cassata Siciliana, che i pasticcieri isolani appresero undici secoli fa direttamente dagli Arabi, composta da pan di Spagna, crema di ricotta, cioccolato, frutta candita. Molto noti sono anche i cannoli, le granite, le sfingi di San Giuseppe, per non parlare dei gelati, nei gusti più svariati, veri e propri trionfi di gusto e di sapori.

Fonte: www.sicilweb.it

 

 

 

 

  'Addu' o senza 'addu' Diu fa jornu e senza lu to crivu spagghiu e cernu

(Con il gallo o senza il gallo Dio fa sorgere ugualmente il sole ed io senza il tuo setaccio ugualmente pulisco il grano e lo seleziono)